Descrizione
Welfare Culturale in Valdichiana Senese: concluso “Formiamo i Formatori”, quattro giornate dedicate ad accessibilità, disabilità e partecipazione
Quattordici partecipanti, dai 19 ai 47 anni, si sono confrontati per quattro giornate su strumenti, pratiche e nuovi approcci per progettare esperienze culturali accessibili, inclusive e partecipate. Il percorso, condotto da Enrico Lombardi, è stato ospitato al Teatro Caos di Chianciano Terme grazie all’organizzazione dell’Unione dei Comuni.
Si è concluso giovedì 27 agosto, al Teatro Caos di Chianciano Terme, “Formiamo i Formatori - Disabilità, cultura e partecipazione”, il percorso formativo promosso nell’ambito del progetto di Welfare Culturale dell’Unione dei Comuni della Valdichiana Senese, che per quattro giornate ha messo al centro il tema dell’accessibilità e della partecipazione alle esperienze culturali.
Dal 24 al 27 agosto, per un totale di 20 ore di formazione, 14 partecipanti, di età compresa tra i 19 e i 47 anni, provenienti da differenti ambiti ed esperienze, si sono confrontati su strumenti, pratiche e modalità di progettazione e interazione capaci di rendere le esperienze culturali realmente accessibili, inclusive e partecipate. Il percorso era rivolto a operatori e operatrici che lavorano negli ambiti culturale, artistico, educativo e formativo, partendo dalla consapevolezza che la presenza di persone con disabilità richieda non soltanto di accogliere, ma di evolvere il modo in cui si progetta e si conduce un’esperienza, imparando ad abitare una pluralità di linguaggi e di tempi.
Il percorso è stato ospitato negli spazi del Teatro Caos del Comune di Chianciano Terme, che ha accolto le quattro giornate di formazione. LST Teatro, ha inoltre supportato l’Unione dei Comuni della Valdichiana Senese nell’organizzazione e nella realizzazione del corso.
“Formiamo i Formatori è un’iniziativa di grande valore, che si inserisce pienamente nel percorso triennale di Welfare Culturale finanziato dal FSE+ - dichiara la Sindaca di Chianciano Terme Grazia Torelli - Attraverso i diversi moduli del progetto stiamo lavorando per fare della cultura uno strumento concreto di inclusione, partecipazione e crescita per le nostre comunità. In questo percorso, la formazione degli operatori assume un ruolo fondamentale, perché significa fornire competenze e strumenti capaci di rendere le esperienze culturali sempre più accessibili e consapevoli. Siamo quindi particolarmente soddisfatti di aver ospitato a Chianciano Terme queste quattro giornate di confronto e formazione”.
A condurre le quattro giornate è stato Enrico Lombardi, formatore, regista e operatore teatrale, che dal 2006 progetta e conduce laboratori rivolti a tutte le età, con una particolare attenzione al teatro come strumento di inclusione e crescita e con percorsi dedicati alla disabilità, al disagio psichico e alle fragilità sociali.
L’attività ha avuto un carattere prevalentemente pratico, sviluppandosi attraverso esercizi e pratiche teatrali, simulazioni, osservazioni guidate, momenti di confronto e rielaborazione. Il teatro è stato utilizzato come punto di partenza per lavorare su elementi fondamentali per qualsiasi esperienza culturale accessibile: il corpo, lo spazio, l’ascolto, la relazione, la voce, il gesto, il ritmo, la presenza, l’immaginazione, la parola e il silenzio. Non “ricette” universali, dunque, ma una vera e propria “cassetta degli attrezzi” da riportare nei differenti contesti professionali.
“È stato un percorso di scambio e di crescita: ho portato la mia esperienza mettendola in gioco e anche in discussione con altre persone che, in diversi ambiti, hanno a che fare con persone con disabilità - spiega Enrico Lombardi - Ho visto come una risorsa il fatto che ci fossero persone provenienti da ambiti diversi, capaci di portare punti di vista differenti. Sono molto soddisfatto di quello che in questi quattro giorni è emerso e credo che ognuno potrà tornare al proprio lavoro con alcune domande da farsi e una sorta di valigetta degli attrezzi dove poter andare a pescare durante le proprie attività. Un pensiero importante da portarsi dietro è che rendere accessibile non significa rendere più facile una cosa, ma aprire le possibilità che questa possa avvenire anche in un modo diverso da quello che abbiamo immaginato, accettando che il modo di partecipare a un’attività non sia identico per tutti. Le persone con disabilità non sono la loro disabilità: è una parte di loro, ma ogni essere umano è fatto di tanti aspetti. Bisogna veramente partire da questo presupposto”.
Le quattro giornate hanno seguito un percorso progressivo: dallo sguardo, dalla relazione e dal gruppo, attraverso l’osservazione e l’ascolto, fino alla costruzione delle attività, alla chiarezza delle consegne, all’organizzazione dello spazio e all’utilizzo di linguaggi differenti. Il lavoro si è concentrato anche sulla gestione di ostacoli cognitivi, sensoriali, motori o relazionali, affrontati non attraverso categorie rigide ma ragionando sulle possibili strategie di intervento, sui tempi di attenzione, sul sovraccarico sensoriale, sul rifiuto della proposta e sulle forme di partecipazione non convenzionali.
L’ultima giornata è stata dedicata alla rielaborazione e alla progettazione pratica, permettendo ai partecipanti di costruire ipotesi operative applicabili ai propri contesti. Tra i temi centrali emersi, l’accessibilità come diritto e come metodo, un’inclusione che non diventi assistenzialismo, la pluralità dei modi di partecipare e la possibilità di trasformare l’imprevisto e l’errore in risorse per la conduzione, mantenendo al tempo stesso la qualità artistica, educativa e culturale della proposta.
Proprio il carattere concreto della formazione e la possibilità di mettere in discussione il proprio modo di lavorare sono alcuni degli aspetti emersi dalle esperienze dei partecipanti. C’è chi ha scelto di prendere parte al percorso per capire «come potrei comportarmi in un modo migliore» di fronte alla disabilità, scoprendo che, superato l’imbarazzo iniziale del «come devo fare, come mi devo comportare?», il comportamento «magari più giusto, fra virgolette, è la naturalezza», senza identificare la persona con la propria disabilità. E c’è chi ha cercato un’occasione per avvicinarsi a questo mondo «da una prospettiva un po’ diversa dal solito, quindi non prettamente teorica ma pratica nel concreto», confrontandosi con professionisti dai background differenti e arrivando a «problematizzare tante cose che pensavo in realtà fossero delle verità assolute». Esperienze diverse, accomunate dalla volontà di mettersi in gioco, migliorarsi e avere a disposizione più strumenti da riportare nel proprio lavoro.
Un confronto che ha permesso di partire da esperienze, età e professionalità differenti per interrogarsi non soltanto sugli strumenti da utilizzare, ma sul modo stesso di pensare e progettare la partecipazione. Una partecipazione che può assumere forme e tempi diversi, nella consapevolezza che non tutti debbano necessariamente fare la stessa cosa nello stesso modo e che la difficoltà non sia soltanto un limite individuale, ma possa nascere dall’incontro tra la persona, l’ambiente e le modalità di conduzione dell’esperienza.
“Formiamo i Formatori” si inserisce nel più ampio progetto di Welfare Culturale dell’Unione dei Comuni della Valdichiana Senese, proseguendo il lavoro volto a rafforzare le competenze degli operatori e a utilizzare la cultura come strumento di partecipazione, incontro e inclusione, per costruire esperienze capaci di essere attraversate da persone, linguaggi, tempi e modalità differenti.